Dopo l’ennesimo omicidio di attivisti per i diritti umani in Cecenia, i giornali occidentali di ogni ordinee grado (italianie stranieri, di destrae sinistra) pullulano di denunce sullo stato della democrazia in Russia. Gli stessi dissidenti che patirono i gulag parlano di Putin e del suo entourage come di una banda di ex membri del Kgb che perseguitano giornalisti e militanti per i diritti civili, e fanno ricorso al "terrorismo di Stato". In tutto questo, l’amico Putin sembra essere sempre nel cuore del nostro premier. Non contento di avere mimato una sventagliata di mitra all’indirizzo di una giornalista che aveva osato fare a Putin una domanda sulla Cecenia, recentemente è accorso a celebrare, con un padrinato non molto chiaro per scopi e per interessi, l’accordo tra Russia e Turchia sulle forniture di carburante. La partnership tra l’amico Silvio e l’amico Putin è uno di quei nodi politici che, in democrazia, in genere costa polemiche, e accende il dibattito. Da noi non si sente uno stormir di fronde, e gli stessi giornali che trattano Putin da nemico dei diritti umani non spendono una parola per chiedere al signor B ragione di una così maldestra amicizia.

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