Se riuscissimo a capire che cosa c’è nella testa di una giuria di paese che decide di premiare Noemi Letizia ‟per il talento che verrà”, avremmo finalmente capito che malattia abbiamo, e se c’è una terapia oppure se è meglio rassegnarsi. La cosa è accaduta a Valva, nel Salernitano, piccolo Festival estivo sui cortometraggi. Meritevole di nulla, colpevole di nulla, la ragazza è stata il puro, casuale accessorio di una vicenda politica che la sovrasta di gran lunga e la riguarda solo per caso (un book tra mille ce la fa). E’finita sui giornali, fortunatamente in ottima salute, per la stessa imperscrutabile casualità della vittima di un incidente aereo, o di un vincitore di lotteria. Come, a chi, perché può venire in mente di attribuirle un premio? L’ipotesi più verosimile è che i premiatori, esattamente come la premiata, siano disposti a qualunque idea o ideuzza pur di attirare un paio di telecamere fin sulla piazza del paese. L’ipotesi più agghiacciante, però, è un’altra: che nessun criterio, nemmeno la smania volgarotta e però vitale di farsi largo a gomitate, sia alla base della scelta. Solo un nome a caso, tanto per dire, tanto per fare qualcosa. Un nome udito pronunciare molte volte, e dunque ripetuto per riflesso inerte, solo per fare eco.

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