In seguito alle note vicende i giornali pullulano di monsignori, anche inediti, che forse a causa dell’alta responsabilità rilasciano dichiarazioni non sempre avvincenti. C’è chi invita alla prudenza, chi richiama i valori, chi sollecita il rispetto, chi conferma la stima, chi rinnova la fiducia. Il lettore, smarrito, rimira la vastità delle funzioni e dei ruoli dentro la Chiesa. Quanto alle dichiarazioni, è necessario il traduttore e dunque il vaticanista, che è una specie di cremlinologo che ha studiato il latino e ci aiuta a leggere, in un’alzata di sopracciglio, un rilevante segnale politico.
È capitato, per esempio, che un paio di giorni fa un invito a non dimettersi sia stato interpretato dai vaticanisti come un suggerimento a dimettersi: e il bello è che probabilmente avevano ragione. Ci si domanda quale e quanta fatica costi, a quei pastori, parlare in maniera così felpata, e criptata. L’opacità, l’equilibrismo di molte dichiarazioni curiali di questi giorni ci hanno fatto tornare con piacere al dibattito interno al Pd: al confronto, pareva schietto e vigoroso. È tutto dire.

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