Enrico Terrinoni  vince il Premio Gregor Von Rezzori – Città Di Firenze 2019 per la migliore traduzione di un’opera narrativa straniera, per la traduzione dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Leggi la motivazione

“La “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters è in Italia un classico tra i classici, uno di quei testi sacri e – apparentemente – intoccabili che sembrano resistere impavidi all'avvicendarsi delle generazioni e all'inevitabile modificazione degli orizzonti e dei riferimenti.
Presenti nelle antologie scolastiche più coraggiose già dagli anni Sessanta, quei testi non solo non subirono, da parte dei giovani del Sessantotto, il rifiuto decretato a tutto ciò che provenisse da una qualche autorità – in particolare da quella scolastica –, ma al contrario diventarono una sorta di cifrario di un filone più sommesso e meno eclatante del movimento, quello di una smagata ma pugnace malinconia. Non fu estranea a questa bizzarra “fortuna” del testo la figura, tanto antiautoritaria  quanto a propria volta autorevole, della traduttrice, Fernanda Pivano, che all'opera garantì la stessa aura “rivoluzionaria” che sarà il punto di forza delle sue versioni dei poeti della beat-generation. L'uscita poi, alla fine del 1971, dell'opera di Fabrizio De André Non al denaro, non all'amore né al cielo, che dell'Antologia costituisce una sorta di ritraduzione nel linguaggio musicale, sancì la definitiva monumentalizzazione dell'opera.

Di tutto questo ha dovuto tenere conto Enrico Terrinoni quando, inseguendo un dèmone che conosce bene, quello della sfida al limite del possibile, ha deciso di gettarsi in quest'impresa. Tradurre dopo Pivano non solo si può, ma ormai si deve: bella e "giusta" per i suoi anni, quella versione non morde più come allora, e mostra qua e là le rughe di una prassi traduttiva tutta volta all'adattamento, all'arrotondamento, alla ripulitura; tradurre dopo Pivano e De André è viceversa, ancora oggi, un azzardo e una scommessa. Quelle versioni sono dentro di noi con la forza irresistibile della musica, che le ha come fermate per sempre, consegnandole alla parte più forte, più intima e conservatrice della nostra memoria. Ci voleva tutto il coraggio, tutta l'intelligente e giovanile baldanza di chi ha ritradotto l'Ulisse per fornire una nuova versione dell'Antologia: questa di Terrinoni è bellissima e necessaria, colta e decisa, accurata e convincente; ora orgogliosamente diversa, ora, vorrei dire, affettuosamente vicina a quei due grandissimi. E sempre e fino in fondo consapevole della grande responsabilità etica del traduttore che ri-traduce un classico: la responsabilità di condurre l'opera attraverso il tempo, il proprio e quello che verrà; di lavorare, come avrebbe detto Gregor von Rezzori, per una “effimera eternità”.

Antologia di Spoon River
Enrico Terrinoni

Enrico Terrinoni

Enrico Terrinoni è professore associato di Letteratura inglese all’Università per Stranieri di Perugia. È autore di numerose monografie, tra cui James Joyce e la fine del romanzo (Carocci editore 2015) e Occult Joyce. The Hidden in Ulysses (Cambridge Scholars Publishing 2007). Tra le sue tante traduzioni ricordiamo l’Ulisse di James Joyce con Carlo Bigazzi (Newton Compton 2012) e il Finnegans Wake con Fabio Pedone (Mondadori, in traduzione). Per Feltrinelli ha curato i “Classici” La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne (2014) e Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master (2018, Premio Von Rezzori per la traduzione 2019), nella collana esclusivamente digitale Zoom Flash Tre storie di Stephen Dædalus di James Joyce (2015).

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