Un contributo originale di Baricco, interventi di Alessandro Mari, video e molto altro. Uno speciale in progress dedicato ad Abel. Dopo oltre 8 anni da La Sposa giovane, Alessandro Baricco torna al romanzo con una storia spirituale, sapienziale, che è al tempo stesso un romanzo d’amore.

UN TESTO ORIGINALE DI ALESSANDRO BARICCO SULLA NASCITA DI ABEL

Esce il mio nuovo romanzo, Abel, e mi viene da festeggiarlo raccontando a tutti la sua genesi curiosa, una storia piuttosto mia, personale, che tuttavia adesso mi piace condividere qui.

Il fatto è che qualche anno fa mi è accaduto di pensare che dopo tanti romanzi e tanto lavoro mi sarebbe piaciuto provare a staccare il gesto dello scrivere da quello di mantenere in qualche modo me e la mia tribù. Devo essermi chiesto: ma cosa accadrebbe se io non avessi nessuna necessità materiale di scrivere? Continuerei a farlo, scriverei diverso, meglio, peggio? Ho in serbo da qualche parte uno scrittore libero che non ha mai potuto uscire da un qualche esilio?

Mi sa che tutti gli scrittori, prima o poi, una domanda del genere se la fanno. Non è così originale. Però a me non usciva dalla testa quindi ecco quello che ho fatto. Ho rigirato un po’ di tessere nella mia vita professionale, ho preso delle decisioni, e alla fine mi sono ritrovato nella seguente situazione: se anche non avessi mai più firmato un contratto o pubblicato un libro, intorno a me nessuno sarebbe finito nei guai, o anche solo fuori dalla sua comfort zone di benessere. C’erano altri lavori che potevo fare. Li avrei fatti. Bon, deciso. Adesso si trattava di vedere cosa sarebbe successo.

La prima cosa che successe è che per un bel po’ non ho più scritto una riga. Alle volte si è così fastidiosamente banali.

Poi, però, a poco a poco, incominciò a crescermi dentro quella che era una mancanza, un battito mancante, uno spazio bianco. Il fatto è che per me scrivere è sempre stato, oltre a un modo per campare, una sorta di esercizio spirituale, e spesso un eremo dove meditare, e sempre il mio segreto Carnevale. E questi tre pezzi di me non sembravano aver trovato una dimora diversa, analogamente perfetta. Così nel libro mastro del mio sentire i conti non tornavano più, e denunciavano una vita in perdita.

Eh, no.

Ricordo di aver fatto un bel po’ di camminate, la testa china a guardarmi i piedi. Era quattro, cinque anni fa. Poi un giorno sono tornato a casa, ho acceso il computer, ho aperto un file e ho scritto: Un western metafisico. Non avevo una storia, ancora meno una trama e se devo dirla tutta neanche lo straccio di un personaggio. Ma dovevo scrivere, dovevo farlo al più presto, dovevo farlo subito. Ho lasciato che emergesse dal nulla una scena, semplicemente una scena. La vidi arrivare. C’era gente sui bordi ultimi della Frontiera. Trovare la voce giusta fu un attimo. Iniziai a scrivere.

Perché proprio il western, si dirà. Be’, non avevo tempo e voglia per edificare mondi, come faccio di solito, mi serviva qualcosa di pronto all’uso, e in questo senso i generi sono perfetti: una buona parte del materiale è già sul tavolo, i pezzi sono quelli, non devi fare altro che iniziare a giocare. E il western di tutti i generi è quello che amo di più: forse perché contiene tutti gli altri, come alcuni dicono. Ma insomma, mi sono buttato da quella parte. Alla seconda riga c’era già uno sparo. Fantastico.

Insomma, è andata che mi sono ritrovato a “scrivere scene”, ritrovando un mio respiro e una prassi che avevo abbandonato: arrivavano una ad una, alcune completamente scoordinate con le altre, alcune già un po’ allineate, ma su linee strane, per così dire quantiche. Niente di particolarmente lungo. Alle volte era una sola paginetta. Tutte le intitolavo con la prima riga, come si fa con le poesie. Sento una vibrazione allora sparo. Dopo un po’, con una punta di sgomento, mi sono accorto che erano tutti endecasillabi (hey, è un vero outing, ragazzi). Tanto che a un certo punto mi è venuto da pensare che non erano scene, o comunque non erano solo scene, ma, esagerando un po’, erano canti scritti in prosa di un qualche poema perso dentro me stesso. È a quel punto che nella cartelletta che raccoglieva le pagine stampate ho scritto a mano quello che resta il primo titolo del libro che adesso si chiama Abel. Il titolo era: L’opera poetica di Abel Crow, sceriffo. Decidi di non firmare più contratti e guarda dove finisci. Strani posti.

Ci sono rimasto per un bel po’ di tempo. Sempre con molta parsimonia: scrivevo lento, abbastanza di rado. Ma il sound e il sapore di quello che scrivevo avrei potuto ritrovarli in un istante in qualsiasi istante. Sono passato tempi di gioia e tempi di malattia, e sempre ancora Abel era là. Quando non avevo la forza di scriverlo lo pensavo. Lo respiravo, come mi era successo tante altre volte, scrivendo i miei romanzi: solo che questa volta tutto era più segreto, più sospeso su nulla. Solamente io al mondo sapevo chi era Abel Crow, e, per quanto potessi immaginare in quel momento, nessuno mai l’avrebbe saputo oltre a me.

Be’, immagino che adesso si tratterebbe di spiegare perché alcuni di voi si troveranno a pagare degli euro per comprare un libro stampato, regolarmente edito da un editore, disponibile nelle librerie, frutto di un contratto regolarmente firmato, e intitolato Abel. È la parte banale della storia. A voler ridurre gli eventi all’osso, è andata così: ho iniziato a far leggere un “canto” al figlio, poi uno alla donna che amo, poi l’altro figlio, poi uno di qua e uno di là, erano come regali, o come messaggi da qualche lontananza, insomma mi veniva molto naturale, ogni tanto era così dolce spedire quelle righe. Aveva effettivamente il sapore del compimento. Di qualcosa riportato a casa. Un senso così forte, cristallino, che tutt’a un tratto il gesto di scrivere per me stesso mi è parso una sorta di gesto luttuoso, interrotto, celibe. A modo suo tristissimo. Insomma, alla fine, la gente che avevo intorno ci credeva così poco al fatto che non avrei pubblicato nulla che ho finito per non crederci più neanch’io. È scivolato tutto in modo molto naturale. Ho preso quello che avevo scritto, gli ho limato addosso l’ombra di una forma, ho aggiunto qualche canto che dava armonia. La figura che mi sono ritrovato sotto gli occhi era stranissima, ma con una sua bellezza preziosa. Era qualcosa che non avevo mai immaginato e adesso l’avevo fatta. Chiaramente non era un libro finito. Ma, capii con assoluta chiarezza che non era un libro fatto per finire. Un giorno ho detto al mio editore che avevo un romanzo. Poi è accaduto tutto il resto. Poi tutto il resto accadrà.

Contrariamente a quanto faccio talvolta nei miei romanzi, in Abel non ho scritto la parola Fine, nell’ultima pagina, in maiuscolo. Sapevo cosa sarebbe successo. Il computer l’ho riaperto ben prima che uscissero le prime bozze di copertina. Mi venivano incontro altre scene. Ho ripreso a scrivere lento e di rado. Ho ripreso a respirare dal punto in cui mi ero interrotto. Il primo canto nuovo l’ho dedicato al dottor Wood: adoro il suo humor e la confusione con cui passa sulla terra. È quello che cura i pazzi. Ma insomma, chi leggerà capirà. Si troverà bene, con lui. Io ci passo insieme intere serate.

Never ending book.

Alessandro Baricco


È la voce di Alessandro Baricco a introdurci al suo nuovo romanzo. Guarda il booktrailer, ascoltalo, Abel è qui.


Lo scrittore Alessandro Mari su Abel:
un libro spirituale, ma anche spiritoso.
Alessandro Baricco ha infatti un tratto che talvolta sa essere anche comico, e fra le pagine del romanzo il lettore può ritrovare tutti i suoi tratti distintivi, dal senso dello spirito alla brillantezza dello stile, dall’intelligenza alla velocità della sua penna… ma in Abel ci sono anche elementi che non mi aspettavo, cose che personalmente non avevo mai visto fare a Baricco sulla pagina.
In Abel Alessandro Baricco ci porta in luoghi dove non ci aveva mai portato, è come se prima avesse giocato a fare dei bei mondi in cui la nostra umanità potesse andare in scena, mentre stavolta – sarà l’età, sarà l’esperienza, sarà il tempo trascorso dall'ultimo romanzo – è andato da qualche parte ed è tornato.
Ed è come leggere un resoconto di viaggio, ma di viaggio dentro di sé."


In video: Alessandro Mari legge un brano da Abel

Abel di Alessandro Baricco

Ha ventisette anni, Abel, quando diventa leggenda. Ha messo fine a una rapina sparando simultaneamente con due pistole contro obiettivi diversi. Un colpo detto il Mistico, che pochi sono in grado di mettere a segno con la sua precisione. È lo sceriffo della cittadina di un Ovest immaginar…

Alessandro Baricco

Nato a Torino nel 1958, si laurea in Filosofia con una tesi in Estetica. L'amore per la musica e per la letteratura ispireranno sin dagli inizi la sua attività di …