Nullus loco sine genio, dicevano gli antichi romani, i quali sapevano riconoscere la presenza di uno spirito originario in ogni luogo. Questo loro sapiente atteggiamento aveva a che fare con un particolare sentimento del sacro afferente alla poesia.
È partendo soprattutto da questo concetto che si è sviluppato da tempo il mio personale “cammino” di riflessione filosofica, esistenziale e poetica che mi ha portato contestualmente alla scrittura dei due saggi Il richiamo della montagna e Lo Zen e l’arte di andare a funghi e anche alla realizzazione del film Per silenzio e vento, il cui titolo evocativo può essere inteso sia “per mezzo, attraverso” che “in favore, a sostegno” del silenzio e del vento.
C’è un filo rosso, una linea tematica chiara che lega queste tre opere, come se ognuna di esse rappresentasse una tappa di un unico percorso: un sentiero che si snoda tra l’aria sottile e le meraviglie plurime dell’alta montagna passando per l’intimità meditativa del bosco e l’amore ancestrale per le Terre Alte. Nei due saggi e nel film mi sono inevitabilmente posto di fronte a una serie di riflessioni, dubbi, domande che riguardano l’essenza più intima della nostra relazione con la montagna in un momento storico nel quale le Alpi, e le Dolomiti in particolar modo, sono divenute oggetto di un’aggressione consumistica e superficiale causata non soltanto dal fenomeno dell’ultra-turismo, ma anche da una singolare dissacrazione edonistico-sportiva che non coglie o si rifiuta di intuire la originaria spiritualità di questi luoghi finendo per sfigurarli fino a ridurli a un corpo morto, un non-luogo: scenari per un narcisistico e adrenalinico divertissement. La montagna, al contrario, è molto più viva di quanto l’imperante paradigma materialista ci lasci supporre.
Solvitur ambulando, si risolve camminando. E così, con passi lievi e respiri profondi, seguendo un percorso sia fisico che interiore in una sorta di piccola viandanza meditativa, in questi tre lavori ho incontrato o ritrovato voci e testimonianze umane e non umane che hanno stimolato le mie riflessioni orientate alla riscoperta di un’armonia tra noi e l’ambiente naturale, un irresistibile richiamo che si è trasformato via via in desiderio di lentezza e ritmo in nome di un Nuovo Umanesimo. Ne è sorta una visione dell’Alpe integrale e sistemica, non solo da un punto di vista ecologico-naturalistico ma anche spirituale, esistenziale e filosofico. E proprio grazie al risveglio di questa consapevolezza mi è stato possibile trovare un riscontro che da tempo avvertivo nelle corde della mia sensibilità: il silenzio antropico non è affatto silenzio bensì ricchezza di molteplici “voci” che chiedono di essere poste in salvo.
In tutte e tre le opere: Lo Zen e l’arte di andare a funghi, Il richiamo della montagna, Per silenzio e vento, ho cercato di esprimere quanto sia ancora possibile meravigliarsi del piccolo particolare che restituisce il senso dell’intera esistenza. Il risultato è stato un’esperienza di sincretismo culturale e fusione tra animismo, sacralità e sapienza universale, poiché vi è più vita in un bosco o su una vetta solitaria che in una città all’orario di punta.
Alla luce di tutto ciò, la domanda di fondo, quella che con premura e attenzione ho sempre riposto e custodito nello zaino durante il mio lungo e lento peregrinare è stata: “Come dobbiamo rapportarci oggi con la montagna?” Ebbene, in un’epoca di grandi mutamenti sociali, culturali e ambientali, credo sia arrivato il momento di restituire una nuova luce al senso e al valore più intimo di questa domanda. Con la speranza che le nuove prospettive da me suggerite in questi tre lavori possano irradiarsi di riflesso anche nella società civile.
Matteo Righetto
Lo Zen e l'arte di andare a funghi di Matteo Righetto
Andare a funghi non è un passatempo né una tecnica. È un gesto antico, un rito di ritorno, una forma di resistenza silenziosa contro la frenesia del mondo contemporaneo. In queste pagine Matteo Righetto compie un’operazione radicale e insieme delicata: trasforma l’esp…
Matteo Righetto
Matteo Righetto, scrittore e filosofo della montagna, ha esordito con Savana Padana (TEA, 2012), seguito dai romanzi La pelle dell’orso (Guanda, 2013, Feltrinelli 2026), da cui è stato tratto un film con Marco Paolini, Apri …