Un terremoto ha devastato ampie zone del Pakistan e dell'India settentrionale, raso al suolo villaggi, fatto crollare interi condomini, scuole, moschee, e uccidendo probabilmente più di mille persone. Il terremoto più forte che i viventi ricordino in quella regione, una scossa di 7,6 gradi seguito da 18 scosse d'assestamento in dieci ore: alcune hanno raggiunto magnitudo 6,3, provocando ogni volta nuovo panico. Il terremoto ha colto le sue vittime di mattina, alle 5,50 ora italiana (le 9,50 in Pakistan, le 10,20 in India). La scossa è stata sentita fino alla capitale afghana Kabul a ovest e fino alla capitale bengalese Dhaka a est, ha fatto tremare le case di New Delhi. L'epicentro però è nella regione montagnosa del Kashmir: è stato individuato a 10 chilometri di profondità non lontano dalla città di Muzaffarabad, nel Kashmir amministrato dal Pakistan, a pochi chilometri dalla linea di confine con il territorio indiano e appena 160 chilometri dalla capitale pakistana Islamadad.
Il portavoce del presidente pakistano Parvez Musharraf, maggiore-generale Shaukat Sultan, ha detto ieri pomeriggio che ‟i morti potrebbero essere migliaia”. Il quadro però era ancora impreciso, ieri sera, anche perché le reti telefoniche sono saltate e i telefonini erano in tilt. Dalle prime notizie sembra che la zona più colpita sia il Kashmir sul lato pakistano, dove interi villaggi sono stati rasi al suolo. La città di Muzaffarabad è gravemente danneggiata: qui non c'è ancora una stima delle vittime, ma si parla di parecchie centinaia.
Sono almeno 300 invece le vittime sul lato indiano del Kashmir, in particolare nelle cittadine di Uri e Baramulla, le più vicine all'epicentro - cioè lungo la strada che conduce verso il confine di fatto col Pakistan. Strada che ora è chiusa, inagibile per i punti crollati e i massi franati sulla careggiata.
Anche la capitale pakistana Islamabad è stata colpita. Qui sono crollati due edifici di appartamenti abitati da espatriati (per lo più di paesi del Golfo) e da classe media pakistana: parecchi piani di cemento. Per tutta la giornata i soccorritori hanno lavorato con l'aiuto delle gru per estrarre persone ancora vive dalle macerie; 82 persone sono state salvate e recuperati 10 corpi senza vita, ma non è chiaro quanti siano ancora sotto i detriti.
Peggiore il bilancio in alcuni distretti della Provincia di Frontiera di Nord-Ovest (Nwfp). In particolare nel distretto di Manshera, dove due scuole sono crollate: la prima ha seppellito 350 bambini, altri 50 sono morti nella seconda. E poi moschee, caserme: le autorità provinciali parlavano a metà pomeriggio di almeno 500 morti solo nella Nwfp, più tardi hanno detto che potrebbero essere anche mille. Il governo ha comunicato che circa 200 soldati sono tra le vittime, periti nelle loro caserme (o in qualche caso nelle postazioni bumker lungo la frontiera indo-pakistana). Ancora: è interrotta la Karakoram Highway, la strada che collega il Pakistan alla Cina occidentale attraverso le montagne del Karakorum, attraversando zone per fortuna abitate solo in modo sparso - ma anche qui, un bilancio delle vittime è ancora impossibile. In Afghanistan si ha notizia di una sola vittima, una bambina di 11 anni uccisa da un crollo.
I soccorsi sono ovunque in moto, ma con grandi difficoltà logistiche. Le frane che hanno interrotto molte strade, e la pioggia battente, rendono difficile l'opera. Il presidente Musharraf ha ordinato la mobilitazione dell'esercito, che ha dispiegato truppe ed elicotteri per i soccorsi. Qualcosa di simile sta succedendo in India.
L'organizzazione non governativa Oxfam, una delle maggiori imprese internazionali degli aiuti, ha inviato addetti nelle zone colpite in Pakistan per cercare di capire le prime necessità. ‟L'inverno sta scendendo sulla regione (del Kashmir) e le temperature di notte sono già crollate. servono subito tende invernali e coperte”, ha detto il coordinatore di Oxfam a Islamabad, Raphael Sindaye. Aiuti sono stati promessi per ora dal Giappone, che ieri ha mobilitato i suoi addetti alla protezione civile, e dagli Stati uniti. Un gesto di solidarietà è venuto anche dalla vicina India, dove il primo ministro Manmohan Singh ha espresso la sua ‟simpatia” al governo pakistano e alle vittime, e offerto assistenza.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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