Miele e veleno, per Günter Grass, dallo storico tedesco Ernst Nolte. Se da un lato lo studioso «revisionista» per eccellenza assolve l' autore del Tamburo di latta dalla colpa di connivenza, che giudica «irrilevante», dall' altra lo critica per aver taciuto tanto a lungo. Nel suo rifugio estivo di Brunsmarck, dalle parti di Lubecca, Nolte si prende dunque le sue soddisfazioni. Perché, dice, il caso Günter Grass manda in frantumi il concetto di «colpa collettiva tedesca», quello che lui per anni ha combattuto. E l' intellighentsia di sinistra, che durante questi anni l' ha accusato di «revisionismo», dovrà forse rassegnarsi: i tempi sono maturi per la riconciliazione della Germania con il suo passato. Sorpreso per tutta la vicenda? «Assolutamente no - risponde Nolte -. Grass non aveva mai negato che, fino ai processi di Norimberga, in grande maggioranza i tedeschi appartenenti alla sua generazione fossero convinti del buon diritto della Germania in guerra. Soltanto dopo quei processi il cambiamento d' opinione è stato radicale». Ma si può parlare, almeno moralmente, di una colpa dello scrittore? «Grass non si è arruolato volontariamente nelle Waffen SS, vi è stato chiamato. La cosa che mi colpisce, invece, è che sotto la pressione dell' opinione pubblica, alla cui crescita lui stesso ha tanto contribuito, abbia taciuto per decenni una circostanza, in sé, irrilevante». In realtà, Nolte chiama in causa la categoria degli intellettuali tedeschi in generale. Perché Günter Grass, rileva, in fondo aveva già fatto la sua parte con l' ultimo libro, Il passo del gambero, dove ha descritto le sofferenze e le ragioni dei tedeschi, soprattutto quelle dei profughi dalla Germania orientale. Sono gli altri, innumerevoli silenzi del mondo culturale tedesco, piuttosto, a inquietarlo. «Trovo eccezionalmente grave - precisa - che tanti autori eminenti, per decenni, abbiano sentito l' obbligo di tacere, si siano adeguati». Ma questo «divieto», per fortuna, adesso sembra incrinarsi. E allora, ecco presentarsi una grande opportunità: «La riconciliazione con tutta la storia tedesca passata, anche con le sue pagine più terribili e sbagliate». Non si tratta qui, secondo Nolte, di ridimensionare o «relativizzare» le colpe di un popolo: «Io considero uno dei più grandi scandali dei tempi moderni il fatto che non di rado l' accusa di colpevolezza sia stata applicata a giovani che, secondo i criteri giuridici attuali, non sono nemmeno considerati punibili. Soltanto chi commette un preciso reato secondo la legge, o il diritto naturale, può essere condannato. Attribuire una colpa collettivamente, senza considerare il comportamento individuale, è assurdo... del resto anche i seguaci di un' ideologia, in un certo senso, sono "colpevoli", ma finché non commettono un' azione criminosa di che cosa potrebbe accusarli un giudice?». Ed eccoci di nuovo a Günter Grass, alla sua confessione tardiva, al sospetto che abbia preferito tacere per non vedersi stroncare la carriera di scrittore... «Non ho accesso al cuore di Günter Grass - dice Nolte sorridendo - ma credo che la risposta implicita a questo dubbio non sia da escludersi». E adesso? Come reagirà la sinistra intellettuale tedesca alla «caduta» del suo leader morale e riconosciuto? «Di svolte ne ha già fatte tante - ironizza Nolte - e altre potrebbero arrivare in futuro. Non ci sarebbe da meravigliarsi se questa confessione di Grass si rivelasse di grande importanza al proposito». Ma la strada della revisione storica, Nolte non se lo nasconde, è ancora in salita. «Considerare l' intero passato tedesco come una "colpa" è soltanto un' autosuggestione di individui interessati. Il nazionalsocialismo, certamente, può essere considerato in sé condannabile, ma sarebbe anche giusto precisare da quale punto di vista si intende giudicare un fenomeno così gigantesco e molteplice». Infine, una frase pronunciata da Grass nella sua ormai celebre intervista, secondo Nolte, andrebbe meditata: «I vincitori pensano di non doversi preoccupare dei peccati del passato, e invece anche loro sono coinvolti». Questa non è solo una confessione, potrebbe portare a una "rivalutazione" della storia tedesca.
Günter Grass

Günter Grass

Günter Grass (Danzica 1927 - Lubecca 2015) ha raggiunto la massima notorietà con Il tamburo di latta, pubblicato nel 1959 (Feltrinelli, 1962, nuova edizione 2009). Delle sue opere successive ricordiamo: Gatto e topo (Feltrinelli, 1964, 2009), Anni di cani (Feltrinelli, 1966, 2009), Dal diario di una lumaca (Einaudi, 1974), Il Rombo (Einaudi, 1979), La Ratta (Einaudi, 1987), Il richiamo dell’ululone (Feltrinelli, 1992), È una lunga storia (Einaudi, 1998), Il mio secolo. Cento racconti (Einaudi, 1999), Il passo del gambero (Einaudi, 2002), Sbucciando la cipolla (Einaudi, 2007), Camera oscura (Einaudi, 2009), Da una Germania allaltra. Diario 1990 (Einaudi, 2012). Nel 1999 Grass ha vinto il premio Nobel per la letteratura.

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