Contro la tesi che esista un piano studiato a tavolino dai rapitori. Contro l’idea che l’inviata de ‟il manifesto” Giuliana Sgrena sia stata vittima di un complotto, o addirittura che i suoi sequestratori volessero colpire con lei tutte le donne occidentali, le reporter di sinistra, o il femminismo che sfida l’Islam profondo. "No, decisamente non siamo di fronte a un progetto politico e neppure a un atto di guerra di religione. Giuliana è stata semplicemente rapita per caso. La sfortuna, un incidente, come purtroppo avviene talvolta nel nostro mestiere", sostiene Giovanna Botteri, inviata della Rai, profonda conoscitrice dell’Iraq e amica di vecchia data della Sgrena. "Con un particolare però. Giuliana era un obiettivo semplice da colpire. Come tante tra noi, si sentiva immune alla violenza. Prenderla è stato un gioco da ragazzi proprio perché lei lo riteneva impossibile".

Come spiegare allora il rapimento di un certo numero di donne qui in Iraq negli ultimi mesi?
La casualità e soprattutto le occasioni che si presentano alle bande di rapitori. Non dimentichiamo che ci sono stati tanti uomini occidentali rapiti e uccisi. Ma è vero che vedo un filo rosso che lega per esempio il rapimento di Simona Pari e Simona Torretta in settembre, quello della collega francese Florence Aubenas di Liberation il 5 gennaio e adesso Giuliana.

E cioè?
Siamo donne, siamo contrarie alla violenza, la rifiutiamo, la combattiamo, non la comprendiamo. Un uomo è abituato a pensare in termini di rapporti di forza. Ritiene che se gli danno un pugno lui può renderlo più forte. Dunque se può fare male capisce bene che lo può anche subire.

Donne reporter di guerra senza paura? Direi donne reporter che sono poco consapevoli dei rischi che corrono. Forse è un retaggio ancestrale. Storicamente nella nostra cultura la guerra viene fatta dagli uomini, non dalle donne.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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