Emma Bonino il lenzuolo addosso per fare il fantasma non se lo è messo, troppi i fantasmi, era finita la scorta dei lenzuoli. Del resto a lei non serviva quel gioco che ieri mattina i radicali hanno messo in scena nelle vie di Roma per attirare l’attenzione sui refendum sulla procreazione assistita. Ad Emma Bonino basta lasciar parlare la sua storia. E lei ha parlato per difenderla alle radici, quella storia: ‟Attenzione, il fantasma più pericoloso si nasconde proprio nei quattro quesiti del referendum: è il fantasma del quinto quesito, quello che in maniera surrettizia mette in discussione la legge sull’aborto”. Ma le ragioni che i radicali trovano per dire di andare a votare ai referendum ( e per votare quattro sì) sono tante. E Daniele Capezzone, il segretario, se le è appese al collo le ragioni scritte sopra quei cartelli che si cambia ad ogni tappa del giro. Perché ieri mattina i fantasmi radicali hanno fatto il giro dei partiti, i lenzuoli pesanti addosso che toglievano il respiro dal caldo e tutti i poliziotti del primo distretto a marcare stretto quel curioso corteo bersagliato anche dai flash dei turisti giapponesi. Davanti a Palazzo Grazioli, la prima tappa, sono arrivati in massa pure gli uomini della scorta del premier Silvio Berlusconi e non è stato possibile nemmeno avvicinarsi al Palazzo privato del presidente del consiglio e tantomeno fermarsi. Il perché lo sussurra dispiaciuto un poliziotto nell’orecchio di Emma Bonino: ‟Onorevole ci scusi, dovete camminare, dovete andare via, sono preoccupati, sono sempre preoccupati quando ci sono i radicali...”. E l’onorevole Bonino sorride, lo sa da molti anni. Anche Marco Cappato lo ha imparato. Perché è giovane l’ex parlamentare europeo oggi segretario dell’associazione Luca Coscioni, ma già molto anziano di battaglie. Lui è il fantasma che si è messo addosso il cartello che invoca la libertà di cura e di ricerca e non perde occasione di farlo vedere, davanti alle finestre dei leader politici, di Berlusconi o di Prodi che siano. Davanti alle finestre della Margherita di Francesco Rutelli è invece un coro quello che si leva dai fantasmi bianchi radicali: è più difficile accettare il volta faccia di uno che è stato uno dei tuoi. La voce dal megafono del corteo ( ci sono anche Sergio Elia e Rita Bernardini) non esita: ‟Fantasma Rutelli esci, fatti sentire... ‟. L’ultima tappa è la sede dell’Udc di Marco Follini: ‟Qui ci piacerebbe evocarlo un fantasma vero, quello di Alcide De Gasperi”, sospira Capezzone. Che esausto ed inzuppato di sudore aggiunge: ‟Ho davvero nostalgia di quei partiti cattolici che tenevano in grande considerazione la laicità dello Stato. Abolire questa legge 40 sulla fecondazione assistita vuol dire far nascere più bambini, far guarire più persone: possibile che questi cattolici qui non la riescono a capire una cosa così?”. Si faticano a capire molte cose in questo dibattito sui referendum sulla procreazione assistita. E quella sulla legge sull’aborto è certamente la più impicciata. Ieri l’ex ministro Maurizio Gasparri non ha esitato a precisare che ‟nessuno vuole mettere in discussione la legge 194 sull’aborto” e a lui si è associato anche il ministro Rocco Buttiglione. Ma non è bastato a scacciare via i fantasmi di Emma Bonino: ‟Il sottosegretario Sestini ieri lo ha detto con chiarezza: la legge 40 confligge con la legge 194. Se la prima dovesse essere confermata, sarà il Parlamento che dovrà trarne le conseguenze... ‟.
Alessandra Arachi

Alessandra Arachi

Alessandra Arachi, nata a Roma nel 1964, giornalista al “Corriere della Sera”, con Feltrinelli ha pubblicato: Briciole. Storia di un’anoressia (1994), da cui è stato tratto l’omonimo film per tv con la regia di Ilaria Cirino (2004), Leoncavallo blues (1995), Unico indizio: la normalità. L’Italia a sud dell’Italia (1997), Coriandoli nel deserto (2012). Ha pubblicato inoltre Non più briciole (Longanesi 2015), Lunatica. Storia di una mente bipolare (Rizzoli, 2006) e il romanzo E se incontrassi un uomo perbene? (Sonzogno, 2007).

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