Destra contro sinistra significa popolo contro élites. Significa gente semplice contro gli intellettuali. È questo il luogo comune politico più diffuso e ripetuto degli ultimi anni, non solo in Italia. Buon ultimo, lo riafferma ieri Gianni Baget Bozzo. Che ha l’aggravante di essere un politologo affermato, e non faticherebbe più di tanto, dunque, a verificare l’effettiva distribuzione del voto. Nelle due città che conosco meglio, Milano e Bologna, il voto di sinistra aumenta mano a mano che ci si allontana dal centro storico e dai quartieri più abbienti. La famosa e ricca "collina rossa" di Bologna è l’unico spicchio di città solidamente di centrodestra. E a Milano, all’interno delle Mura Spagnole, Berlusconi fa il pieno dei suoi voti, esattamente come accadeva a democristiani, liberali e missini. E dunque, perché insistere con la paradossale fola di una sinistra dei signori, e dei professori, che tiene in scacco una destra di popolo? Il fatto che una destra di popolo esista davvero (penso a Buontempo e alla Lega) e una sinistra chic pure, non autorizza a rovesciare la sostanziosa frittata di una differenza politica che passa anche, eccome, attraverso la differenza di censo. C’è chi è in ansia per l’argenteria e chi per il salario basso. Capisco che la vulgata populista possa essere suggestiva. Ma ha un piccolo difetto: è falsa.

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