"My name is Tanino" è la storia di un ragazzo avventuroso e ingenuo che da Castelluzzo del Golfo in Sicilia finisce negli Stati Uniti all’inseguimento di un amore estivo e soprattutto di un senso della vita che molto probabilmente non troverà. Gli accade una marea di cose, come in molti romanzi della letteratura adolescenziale, che lui probabilmente farebbe solo finta di leggere. È un film (una storia) che giudicheranno gli altri se è bella o brutta, divertente o no; chi l’ha scritta (Francesco Bruni, Paolo Virzì e il sottoscritto) l’ha amata molto.
E quando Virzì è andato a New York e in Canada per girarla, era lui stesso un Tanino incuriosito e intimorito. Ricordo che una volta passeggiavo per strada e squillò il telefonino ed era lui che aveva appena finito di girare la prima scena, sul ponte di Brooklyn, ed era felice come un bambino. C’erano le Torri Gemelle, allora, che comparivano alla fine dell’inquadratura, ma adesso la sequenza finisce un po’ prima, per semplice rispetto.
Sembrava andasse tutto liscio, e poi da un giorno all’altro il film è stato interrotto a causa dei problemi finanziari del gruppo Cecchi Gori, che lo produce. Le telefonate di Virzì allora raccontavano di lunghe giornate chiuso in albergo, a nuotare in piscina insieme a Corrado Fortuna, l’attore esordiente che interpreta Tanino. Poi il film riprendeva e poi si interrompeva di nuovo. Dopo una scrittura che era stata veloce e divertente, in cui tutti e tre ci vedevamo ogni mattina e bevevamo litri di caffè e scrivevamo dialoghi in inglese, siciliano, italiano e inglese maccheronici, con frammenti di pugliese stretto, tutto diventava difficile, faticoso. Alla fine la troupe è tornata in Italia, è stata ferma mesi, poi sono state girate alcune scene qui, poi dopo qualche mese le ultime di nuovo a New York, con continui rimandi.
Qualcosa di molto difficile da gestire, da sopportare. Cercavamo di confortare Virzì dicendo che anche "Apocalypse Now" di Coppola o "I cancelli del cielo" di Cimino avevano avuto vicissitudini produttive anche più complicate, ma ci piaceva scherzare sempre meno. E del resto nessuno poteva farci nulla: né Cecchi Gori, che aveva altri film, la Fiorentina e mille altri problemi, né chi era pronto per continuare. Pian piano, insomma, quella storia divertente e insensata che avevamo scritto stava assumendo dei toni meno divertenti e più insensati, e quando ogni volta ci dicevano che ad ogni passaggio produttivo il film si bloccava, allora abbiamo cominciato a pensare che per davvero poteva anche non farcela ad arrivare nelle sale.
Virzì non ha mai mollato, cercando di tenere duro, in silenzio, perché il senso dell’ironia e delle proporzioni gli impedivano di fare pubbliche rimostranze per un film, in un periodo in cui i media avevano ben altro di cui occuparsi. Il resto è storia recente. Il film non è riuscito ad andare nemmeno a Locarno, perché non era pronta una copia. Che non c’è ancora, ma arriverà in tempo per Venezia, dove De Hadeln lo ha voluto all’ultimo minuto - seppure fuori concorso - e forse questo gesto è stato risolutivo per far tornare il sorriso a tutti quelli che hanno lavorato a questo film. Adesso finalmente le nubi sembrano spazzate via, Tanino potrà prendere corpo, sullo schermo, e lo farà per la prima volta nella magia della Mostra del Cinema di Venezia. In pratica, è una storia che è stata sottratta al nulla. Se divertirà o commuoverà qualcuno, avrà svolto il compito che spetta a ogni storia nel cinema: far uscire dal buio anche un solo spettatore con un¹anima più dolce e disponibile. Se ha un senso inventare i personaggi e le loro storie, credo possa essere questo.
Francesco Piccolo

Francesco Piccolo

Francesco Piccolo, nato a Caserta nel 1964, vive e lavora a Roma. Collabora con quotidiani e riviste e scrive per il cinema. Ha pubblicato Scrivere è un tic. I metodi degli scrittori (minimum fax, 1994), L’Italia spensierata (Laterza, 2007); con Feltrinelli, Storie di primogeniti e figli unici (1996; premio Giuseppe Berto e premio letterario Piero Chiara), E se c’ero, dormivo (1998), Il tempo imperfetto (2000) e Allegro occidentale (2003, finalista premio Strega). Per Einaudi ha pubblicato La separazione del maschio (2008), Momenti di trascurabile felicità (2010), Il desiderio di essere come tutti (2013; premio Strega 2014) e Momenti di trascurabile felicità (2015). Per il cinema ha scritto film di Paolo Virzì, Renato De Maria, Michele Placido, Silvio Soldini e Nanni Moretti. Per i “Classici” Feltrinelli ha introdotto Tre uomini in barca (1997) di Jerome.

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