Ore 6 e 58 minuti di sera, Victoria Station, una delle principali stazioni ferroviarie della capitale. Un formicaio di pendolari che tornano a casa dal lavoro, che aspettano il treno per le cittadine dei sobborghi, che arrivano a Londra per una notte di baldoria. Gente che viene, gente che va e gente che... balla. Davanti alla bigliettiera, un ragazzo in maglietta da basket, jeans, cappellino, danza in punta di piedi, poi allarga le braccia come per spiccare il volo. Di fianco al binario 5, una ragazza in minigonna a fiori, calzettoni rosa, polsini dello stesso colore, si avvita su stessa come se dovesse sprofondare al centro della terra. Di fronte all'edicola, un ragazzone nero con l'uniforme della nazionale di calcio inglese salta come un equilibrista. E tutto intorno, ognuno piazzato in una posizione isolata e strategica, altre decine di giovani si dimenano al ritmo di una musica che i pendolari possono solo immaginare. è successo martedì sera, a Londra. Cos'era quello strano spettacolo?, si sono chiesti tanti di quelli che lo hanno visto. La risposta l'ha fornita il quotidiano "Independent": si trattava di un'operazione di "mobile clubbing", che si potrebbe tradurre "discoteca in movimento". Le regole sono poche e ferree. Darsi appuntamento alla stessa ora in uno stesso luogo pubblico. Indossare gli auricolari di un walkman o di un Ipod, un contenitore di musica tascabile. Al segnale prestabilito, disperdersi nel luogo prescelto. Poi, nello stesso momento, far partire la propria musica preferita e cominciare a ballare. è un ballo solitario: coppie o compagnie allargate non sono ammissibili. Può durare quanto si vuole: in media, va avanti per un'ora, un'ora e mezza. Lo scopo è stravolgere la percezione di un luogo pubblico e ispirare chi ti sta intorno a lasciarsi andare. Mettere un pizzico di follia in vite regolari e ordinate. Inventato da due artisti dell'avanguardia londinese, Emma Davis e Ben Cummins, il mobile clubbing deriva da un movimento nato a New York circa un anno fa e da lì propagatosi in altre capitali: il "flash mobbing", ovvero l'idea di mobilizzare all'improvviso il maggior numero possibile di persone, inviando loro e-mail o messaggini telefonici, affinché si riuniscano in uno specifico posto, a una certa ora, per compiere attività bizzarre ed anarchiche (ma, va sottolineato, assolutamente pacifiche). Una specie di gioco di società collettivo dell'era elettronica. A Londra il gioco è ballare nelle stazioni dei treni e del metrò. è iniziato nove mesi fa alla Liverpool station, prosegue al ritmo di una stazione al mese. La prima volta i partecipanti erano una ventina, la seconda alcune decine, l'altro ieri alla Victoria Station duecento. "Il valzer dell'ora di punta", lo ha soprannominato l'‟Independent”. "Non è arte, non ha obiettivi politici o sociali, aspira solo a procurare piacere, a noi stessi e a chi ci guarda", dice la fondatrice Emma Davis. "Nelle stazioni non sorride mai nessuno. Col nostro ballo solitario speriamo di regalare un sorriso ai viaggiatori".
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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