L’Asia travolta dallo tsunami non sarà costretta a pagare il suo annuale debito estero ai paesi creditori. È un altro passo che l’Occidente ricco compie a favore delle nazioni colpite dal maremoto: un sollievo che vale più di tre miliardi di dollari l’anno. Quei soldi, destinati alle banche del mondo industrializzato, potranno invece essere spesi per la ricostruzione. Alcuni esperti ritengono che l’Occidente avrebbe potuto fare di più, qualcuno afferma addirittura che la moratoria, pur rappresentando un beneficio a breve termine, avrà pesanti conseguenze nel lungo periodo. La mossa, in ogni caso, era prevista. Riuniti ieri a Londra, i ministri delle Finanze dei sette paesi più ricchi del mondo hanno deciso di congelare il rimborso del debito estero da parte delle nazioni sconvolte dal maremoto. "Sono soddisfatto per la rapidità con cui abbiamo raggiunto l’accordo", ha detto il cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown a nome della Gran Bretagna, che quest’anno ha la presidenza di turno del Gruppo dei Sette, "e fiducioso che gli altri paesi creditori seguiranno la nostra iniziativa". Nei giorni scorsi Brown aveva parlato di lanciare una sorta di "piano Marshall" per l’Estremo Oriente. Ieri l’ambizioso responsabile del Tesoro britannico ha fissato un serrato calendario di impegni in tal senso: mercoledì si riunirà il Club di Parigi, di cui sono membri tutti i paesi creditori, che dovrebbe adottare all’unanimità il congelamento del debito; entro fine mese il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale dovranno fornire un quadro del disastro provocato dallo tsunami e dei fondi necessari a ripararlo; in modo che all’inizio di febbraio, quando i ministri delle Finanze del G7 torneranno a incontrarsi, potranno proporre "altre misure per ulteriori forme di assistenza". Tra cui, precisa Brown, anche la creazione di un sistema di monitoraggio e allarme anti-maremoti nell’Oceano Indiano, per prevenire o almeno contenere simili catastrofi in futuro. La decisione del G7, di cui fanno parte Stati Uniti, Giappone, Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia e Canada, era attesa e auspicata. Complessivamente, i paesi più colpiti dallo tsunami hanno un debito estero pari a oltre 400 miliardi di dollari. Soltanto quello dell’Indonesia, il paese più indebitato, ammonta a circa 130 miliardi di dollari. Il pagamento del rimborso annuale equivale globalmente a svariati miliardi di dollari: la moratoria costituisce quindi un notevole beneficio per le economie. Tuttavia c’è chi sperava in una decisione più drastica, come la cancellazione del debito. Sospendere per un anno o due i pagamenti, osservano alcuni esperti, potrebbe diventare un danno: il ritardo abbasserebbe il rating dei paesi debitori, alzando il costo di futuri prestiti. Come che sia, la gara internazionale a moltiplicare gli aiuti prosegue. La moratoria del debito si aggiunge ai 4 miliardi di dollari già stanziati in assistenza pubblica, cui vanno sommati gli incalcolabili aiuti privati.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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