‟Se Dio è maschio, allora il maschio è Dio”. Sembrerebbe un vecchio slogan femminista, invece è una denuncia del maschilismo nascosto tra le righe delle Sacre Scritture, che ha scatenato accese polemiche in Gran Bretagna ed è certamente destinata a far discutere.
Un rapporto della Chiesa Anglicana, sostenuto dal suo capo spirituale, l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, afferma infatti che l’uso di una terminologia maschile per indicare Dio, nella Bibbia e nelle funzioni religiose, finisce per incoraggiare la sottomissione della donna all’uomo e perfino le violenze domestiche nei confronti delle mogli. Il documento esorta perciò gli ecclesiastici anglicani a rivedere il linguaggio nei sermoni e negli inni durante la messa, cercando di eliminare le parole che possono suggerire un atteggiamento di oppressione verso le donne.
Tra gli esempi da correggere citati dal rapporto c’è l’uso del pronome maschile, "Egli", o del sinonimo "il Signore" (Lord, in inglese), per indicare la figura di Dio; così come il fatto che, nella celebrazione del rito religioso del matrimonio, la donna debba promettere "obbedienza" al futuro sposo. Un altro caso sottolineato dal documento è l’utilizzo della Vergine Maria per diffondere un’immagine sottomessa della donna, sempre portata al perdono, immagine che in determinate circostanze verrebbe utilizzata per spingere le vittime di violenze a perdonare chi le ha commesse, rinunciando a sporgere denuncia alle autorità. "La violenza domestica è fondamentalmente un abuso di potere", osserva il rapporto, "e molte definizioni di Dio derivate dalla Bibbia e dalla tradizione cristiana lo rappresentano in maniera non giusta, potenzialmente oppressiva”. Per questo la Chiesa dovrebbe "correggere tale profondo squilibrio", dimostrando "più immaginazione e sensibilità" nel linguaggio cristiano.
"Non invocate il nome del Signore, altrimenti incoraggerete i mariti a picchiare le mogli", è la sarcastica reazione di un quotidiano popolare, il ‟Daily Mail”. E subito, infatti, fioccano le proteste da parte dei gruppi anglicani più conservatori. ‟Vogliono farci buttare via secoli di insegnamenti giudaico-cristiani a causa di qualche mezza teoria femminista”, si indigna Simon Calvert del Christian Institute, una think tank evangelica. ‟Ecco l’ennesima prova delle esagerazioni del politicamente corretto”, si arrabbia il reverendo Rod Thomas, vicario di Plymouth. E qualcuno si domanda ironicamente se nelle chiese anglicane si potrà ancora sentire il "Padre Nostro".
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>