Che cosa resta di un paese quando la promessa di prosperità si trasforma in disuguaglianza, la forza economica in dominio e il dibattito pubblico in una guerra permanente?

Sono decine gli scrittori statunitensi che negli anni si sono posti il problema, personale ma anche collettivo, di ridefinire il proprio ruolo e il proprio spazio all’interno di una nazione che ha tradito le premesse su cui è stata fondata. Lo sguardo critico della letteratura ha fatto spesso da contraltare a una politica massimalista, integralista e miope nei confronti della società in trasformazione. Dalle periferie al divario economico, dall’integrazione alle migrazioni, il governo americano ha spesso stentato a riconoscere le istanze dei suoi cittadini.

Fino all’estremo uso della guerra preventiva nei confronti di altri popoli inermi.

George Saunders, Dave Eggers, Chris Pavone, Hanya Yanagihara, Richard Ford ciascuno a suo modo, raccontano la perdita della promessa dell’utopia americana e i fattori che hanno reso possibile l’ascesa di Donald Trump. Lo fanno attraverso il romanzo visionario, la satira allegorica, il noir sociale, la denuncia, utilizzando codici e temi diversi per giungere alla stessa inesorabile conclusione.

Nel 2016 oltre 600 scrittori statunitensi, tra cui Stephen King e Dave Eggers, hanno firmato una lettera aperta al popolo americano. Hanno definito la candidatura di Trump inadeguata e pericolosa per l’uso distorto delle parole e del potere. Nel 2026 Richard Ford scrive Con parole semplici, un saggio in cui ci racconta il senso di essere uno scrittore e ciò che il romanzo può e deve continuare a essere oggi: una forma di verità, di esplorazione del vivere, in cui il personale e il politico si intrecciano indissolubilmente.

Veglia, George Saunders è forse il più ambizioso e perturbante di questi sguardi.

Il protagonista K.J. Boone è un potente amministratore delegato di una multinazionale petrolifera: un uomo che ha costruito la propria fortuna senza scrupoli, negando il cambiamento climatico e ogni forma di responsabilità verso gli altri. Mentre giace sul letto di morte, convinto di aver vissuto da vincitore e di meritare un epilogo eroico, riceve la visita di Jill “Doll” Blaine, una giovane donna giunta dall’aldilà con il compito di confortare i moribondi.

Attorno a loro, la stanza si popola di animali, fantasmi e presenze provenienti da un passato che reclama ascolto e giustizia. Saunders sceglie il registro grottesco per porsi una domanda profondamente morale: può essere assolto chi ha contribuito a danneggiare il mondo, senza mai riconoscere il male compiuto?

L’avidità delle multinazionali, il prezzo umano e ambientale del capitalismo, l’illusione di una tecnologia salvifica diventano così i sintomi di una crisi più profonda: quella di un’America che fatica a riconoscere sé stessa e le proprie responsabilità.

Più diretto e apertamente politico è Dave Eggers, che costruisce con i suoi romanzi una satira feroce e immediata. L’obiettivo è evidente: la degradazione del linguaggio pubblico, il culto del capo e l’attacco alle istituzioni possano diventare rapidamente una minaccia concreta alla democrazia.

Se Eggers sceglie l’allegoria per colpire frontalmente il potere, Chris Pavone si affida al ritmo e alla tensione del thriller. In L’ultimo turno, il Bohemia, lussuoso palazzo dell’Upper West Side, è molto più di un’ambientazione: è un piccolo mondo verticale in cui si riflette l’intera società americana. In alto vivono finanzieri, celebrità e membri dell’élite culturale; nei sotterranei lavora un personale in gran parte afroamericano e ispanico, mentre fuori dal palazzo la città è attraversata da proteste e violenza, dopo l’uccisione di un uomo nero da parte della polizia.

Nell’arco di una sola notte, attraverso gli occhi del portiere Chicky Diaz, Pavone mette in scena le tensioni di un paese diviso da classe, razza e accesso al potere. I segreti dell’attico, l’origine opaca di grandi fortune, il rancore che serpeggia tra chi serve e chi viene servito compongono un noir affilato e cinico. La politica di Trump non è soltanto uno sfondo: è il clima morale che rende più visibili l’impunità dei ricchi, l’erosione della fiducia e la violenza che attraversa il tessuto sociale.

Sono metafore? È solo fiction? Per gli scrittori che vivono sulla loro pelle la situazione attuale americana ogni parola è un sasso scagliato Verso il paradiso.

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Veglia di George Saunders

Jill “Doll” Blaine cade dal cielo. In un tempo che può essere un secondo o una vita, da un mondo ultraterreno atterra in America, più precisamente al capezzale di K.J. Boone, potente CEO di una compagnia petrolifera, negazionista del cambiamento climatico e della bontà um…