Lele Mora posa di fianco all’affettatrice Berkel del valore di oltre 40 mila euro regalatagli da Gianpiero Fiorani, suo attuale compagno di scorribande al "Billionaire" e vicino di casa in Costa Smeralda.
Chi se lo ricorda, il banchiere di Lodi? Già reo confesso di numerose operazioni finanziarie illecite, compresa l’appropriazione di denari appartenuti a correntisti defunti ora esibisce il torace insieme al celebre tronista Costantino Vitagliano; scherza con tale "Fragolino"; canta con Ramona Badescu; danza con Naike Rivelli.
Narrano le cronache che l’impresario Mora e il banchiere Fiorani hanno brindato alla performance televisiva dell’amico Fabrizio Corona, telefonandogli i più sentiti complimenti per i guadagni moltiplicati dalle inchieste giudiziarie. E il settimanale mondadoriano ‟Chi”, nel pubblicare le foto dell’evento mondano, non trova spazio per l’elenco di imputazioni che il 15 dicembre 2005 portarono in carcere a San Vittore il banchiere cattolico prediletto dalla moglie del governatore Fazio, il finanziatore dei Legionari di Cristo, il difensore dell’italianità di Antonveneta, colui che per gratitudine voleva "baciare in fronte" il "Tonino" nazionale: aggiotaggio, insider trading, truffa aggravata, appropriazione indebita, associazione a delinquere.
Contengono il fragore di un italico pernacchio, queste spudorate fotografie di vacanza in Sardegna. Ottengono l’effetto di uno sberleffo ben calcolato.
Fiorani ha da poco trasferito la titolarità di gran parte dei suoi averi al figlio diciottenne. Degli ottanta milioni che aveva promesso di riconsegnare alla giustizia, non s’è vista mai traccia. In un’intervista televisiva ha dichiarato di avere dei rimpianti ma di non provare alcun rimorso.
Una sola estate di contrizione è trascorsa fra il luglio 2005 delle scalate a Antonveneta e a Rcs – quella del "bacio in fronte" a Fazio e del cactus di 40 chili recato in omaggio a Berlusconi – e questo bollente luglio 2007 al Billionaire. Pare che di mezzo ci sia anche un cambio di avvocato e di linea difensiva.
Fiorani deve aver fatto i suoi conti: grazie all’indulto non rischia più il carcere in cui ha già trascorso sei mesi. Quindi si dedica alla difesa della "roba": proprietà immobiliari come Villa Alberta, affacciata sulla baia di Cala di Volpe; e un’immensa quantità di denaro guadagnato con la frode. Solo la villa di Cap Ferrat risulta sotto sequestro.
Temo però che la svolta esistenziale del riservato faccendiere cattolico, già detenuto modello, riveli un calcolo più sofisticato. E imbarazzante. L’idea cioè che l’Italia contemporanea sia un paese in cui la popolarità garantisce sempre un rifugio più efficace della reputazione. Intrufolarsi sotto i riflettori pacchiani della celebrity è più confortevole, ma anche più vantaggioso, che rassegnarsi al purgatorio della sanzione.
Il mascalzone famoso può aspirare all’impunità occupando il posto giusto nel circo mediatico. E dunque in assenza di una moglie vistosa come Anna Falchi o Nina Moric – ottime vittime sacrificali da palcoscenico – perché non ricorrere ai personaggi televisivi dell’impresario Lele Mora? Pazienza se l’operazione simpatia ricomincia dalla serie B del reality show. Fare spettacolo di sé pare il miglior modo di eludere una verifica pubblica della propria onorabilità, soprattutto oggi che la delegittimazione della magistratura gode di buone protezioni editoriali.
Provo a immaginare cosa frulli nella testa di Fiorani. Nelle simboliche passeggiate per la strada di fianco al Governatore della Banca d’Italia che contrassegnavano i convegni del Forex, prima di quel maledetto 2005 non si distingueva fra i prediletti anche Cesare Geronzi? Il banchiere di Lodi rimuginerà che il destino cinico e baro abbia trascinato lui nella polvere, mentre l’altro assume la presidenza di Mediobanca. Penserà che una maliziosa concatenazione di eventi ostili gli abbia impedito di sedere riverito nei patti di sindacato, nei salotti buoni cui la fragilità dell’economia italiana schiude le porte se solo si azzecca il momento fra un’interdizione e l’altra.
Lui non ha trovato gli alleati giusti, o la necessaria visione del potere. Ma se Fabrizio Corona può eccitare le fans gettando mutande autografate dal balcone di casa e irridendo il pm che ne ha incrementato i redditi, perché non risplendere di luce riflessa grazie ai bicipiti di Costantino e al pigiama candido di Lele Mora? La riscossa parte dal gossip. La faccia tosta viene sempre ricompensata. Per questo il potere va ostentato anche quando l’hai perduto: se riuscirai a mantenere il possesso del malloppo, prima o poi tornerà pure il tempo delle grisaglie grigie e degli ossequi.
Gad Lerner

Gad Lerner

Gad Lerner è nato a Beirut nel 1954 da una famiglia ebraica che ha dovuto lasciare il Libano dopo soli tre anni, trasferendosi a Milano. Come giornalista, ha lavorato nelle principali testate italiane da inviato o con ruoli di direzione. Ha ideato e condotto vari programmi d’informazione televisiva alla Rai, La7 e Laeffe. Ha diretto il Tg1. Le sue ultime trasmissioni d’inchiesta sono “Operai” e Ricchi e poveri. Con Feltrinelli ha pubblicato Operai (1988, 2010) e Tu sei un bastardo. Contro l’abuso delle identità (2005), Scintille (2009) e Concetta. Una storia operaia (2017).

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