In nome della lotta al terrorismo e sull’altare della sicurezza, due esigenze fondate e condivisibili, dopo l'11 settembre si possono però calpestare o violare i diritti della privacy.
Donald Rumsfeld spera di poter sfruttare le divisioni tra le diverse anime della resistenza, gli ex baathisti, gli estremisti islamici locali e i pazzi di Al Zarkawi, e per questo rilancia la trattativa per farle entrare nel gioco politico.
Torna a casa il principe Bandar, per anni intrigante e influente ambasciatore dell’Arabia Saudita negli Stati Uniti. Fu uno dei protagonisti della fuga dei parenti di Bin Laden, residenti negli Usa, dopo l’11 settembre.
Varie ipotesi sull’attacco terroristico di Londra. Erano kamikaze consapevoli o sono rimasti vittime del loro mandante? C’era un sistema di innesco a orologeria, visti gli scoppi quasi simultanei di tre bombe? Ci sono analogie con Madrid?
Uomini addestrati in Iraq potrebbero essere tornati in Europa per colpire. È questa l’ipotesi investigativa seguita dall’Antiterrorismo dopo aver analizzato la segnalazione arrivata dagli Stati Uniti su un progetto di attentato da compiere a Roma.
L’occhio elettronico segue un giovane con uno zainetto all’interno del ristorante Raja di Kuta, a Bali. L’uomo sembra vagare alla ricerca di qualcuno tra i tavolini. Fa ancora pochi passi. Poi l’esplosione.
Il terrorista Abu Omar prelevato in Italia sottoposto a interrogatori duri nel carcere di Al Tora, in Cairo. La storia del terrorista e le tecniche ‟d’interrogatorio” del ‟Direttorato”.
Nella lista degli ‟obiettivi umani”, che Al Qaeda ha diffuso via Internet , la priorità è stata assegnata ai cristiani. Gli italiani sono inseriti subito dopo americani, britannici e spagnoli.
Il mandato di cattura per il sequestro di Abu Omar è indirizzato a Robert Seldon Lady, ex ‟capo antenna” della Cia a Milano. Ma chi ha coperto ‟Bob” e il suo gruppo operativo?
Una donna, con carica diplomatica nell’ambasciata americana a Roma, è ricercata dalla polizia italiana per il rapimento di Abu Omar, l’imam rapito a Milano dalla Cia all’insaputa del governo e dei servizi segreti italiani.
I quattro uomini-bomba non hanno dovuto mimetizzarsi. Si sono incamminati per la loro missione letale indossando gli abiti di tutti giorni, identici a quelli dei loro coetanei. Scarpe da ginnastica, cappellino da baseball, pantaloni larghi, iPod.
Giocano a cricket, tifano Chelsea o Arsenal, vanno a mangiare la pizza con gli amici, vivono in famiglie accoglienti, si divertono con le arti marziali. Sono gli euro-jihadisti. Vite normali dietro le quali nascondono un'attività clandestina.
Un meccanismo ‟domanda-risposta” per approfondire il ruolo dei servizi segreti italiani nel rapimento a Milano dell’imam Abu Omar, poi trasferito nel Cairo per essere più ‟liberamente” interrogato.
Le ultime notizie da Teheran, con il duello tra l' eterno pragmatico Rafsanjani e l'ultradicale Ahmadinejad, non emozionano più di tanto la comunità iraniana in Italia. Solo poche centinaia degli aventi diritto hanno votato.
L'intelligence americana chiese aiuto ai nostri 007 per il rapimento di Abu Omar. Prima tentarono di coinvolgere gli agenti, poi sollecitarono un via libera politico. Da Roma non ci fu nessuna opposizione.
Il Sismi ripropone i risultati di un'inchiesta, sviluppata insieme ad altri Stati che aveva individuato uomini bomba partiti per l'Iraq. Il più noto è Abu Farid al Masri, accusato per la strage del 2003 contro la sede Onu a Bagdad.
Il rapimento di Lorenzo Cremonesi costituisce un monito all’Autorità palestinese che non sta dando agli uomini delle fazioni quello che chiedono. Una sfida che ha avuto una risonanza immediata dal Medio Oriente all’Europa.
Il terrorista è nella sua abitazione in una qualsiasi città del Medio Oriente o del Pakistan. Se ne sta seduto al computer e naviga su Internet. In un motore di ricerca digita la parola "foto satellitare di Roma"...
Alla stragi in Iraq, il comando americano risponde con l'annuncio di un colpo pesante: ‟Abbiamo ucciso il numero due di Al Zarkawi, Abdullah Abu Azzam, responsabile della morte di centinaia di persone”.
In meno di una settimana Scotland Yard ha scoperto i responsabili della strage. Un bel colpo investigativo. Eppure la strage poteva essere evitata, i segnali erano stati molti, ma la polizia inglese si è fatta ugualmente trovare impreparata.